GF La Barchessa – Serata con Franco Bovo

“La mia fotografia nasce da una spontanea passione per l’immagine.
Spunti grafici e cromatici, quasi sempre decontestualizzati, danno vita a scorci urbani, paesaggi, scene di strada spesso interpretati con finalità concettuali.
Neri profondi, forti contrasti, accanto a penombre delicate o luci intense, conducono ad atmosfere astratte che fluttuano tra il reale e l’immaginario alla continua ricerca di rendere visibile l’invisibile”.
Franco Bovo
 
Di lui ha scritto Marzia Munaro:
“C’è sempre uno sfasamento tra il protagonista e l’ambiente, una solitudine invalicabile che fa muovere il soggetto in uno spazio fermo, o che invece lo congela in un insieme turbinoso e non indentificato. In ogni caso non c’è comunicazione tra i vari soggetti: ognuno segue la propria storia, il proprio spazio vitale, e solo apparentemente lo condivide. Nella sostanza il soggetto si proietta in uno spazio temporale solo suo, casualmente sovrapposto a quello di altri individui, o cose, o animali. Luoghi in cui il tempo è soggettivo, e come tale assolutamente stanziale. Vediamo così come un muro può diventare drammatico protagonista di un movimento frenetico, e forse della sua inutilità. Siamo rapiti dallo sguardo fisso di un bimbo, particolare volutamente messo a margine, e per questo fortissimo dal punto di vista emozionale. Entriamo in empatia con la persona anziana che cerca supporto, inutilmente, nell’indifferenza generale. Ci meravigliamo di un cane e una donna che hanno in comune solo il colore rosso, per quel breve attimo in cui condividono lo stesso spazio. Anche le foto senza soggetti animati esprimono questa casualità esistenziale, una moto coperta, una scala senza fine, una serie di colori senza idea. Raccontano una storia senza protagonisti, sono lo sfondo in cui tutto è accaduto, ne hanno assorbito l’energia e l’esprimono nella loro forza di nutrirsi di emozioni vissute. La foto è già passato, e quello che c’è stato può essere solo ricordo, e una nuova storia da narrare. Non c’è differenza tra esseri viventi e cose, ma solo spazi momentaneamente riempiti, e poi sfumati. Come la vita”.
FRANCO BOVO, brevi note biografiche:
Nato a Treviso nel 1955, inizia a fotografare da giovane con una vecchia Leica ereditata dal padre. Dopo varie esperienze nel mondo amatoriale, negli anni ’80 ottiene buoni successi in concorsi nazionali ed internazionali. Durante gli anni universitari acquisisce grande esperienza nella stampa analogica, sia in b&n che a colori. Esperienza che mette a frutto in diverse collaborazioni con fotografi e circoli fotografici.
All’inizio degli anni ’90, limita il suo impegno nella fotografia per dedicarsi all’altra sua grande passione: la vela agonistica.
Dal 2005 torna ad occuparsi, via via con maggior dedizione e convinzione, alla fotografia. Predilige i paesaggi urbani, la fotografia di strada, il paesaggio naturale.
Da sempre vive ed opera a Mestre.
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