Positif | Venezia

Fabrizio Uliana vi invita

 

martedì 13 dicembre 2011 ore 18:00

all’inaugurazione della mostra del Circolo Fotografico la Gondola

 

“Positif”

 

Fondazione Querini Stampalia – Venezia, S. Maria Formosa 5252

 

La mostra proseguirà fino al 15 gennaio 2012

orario martedì/sabato h. 10:00/22:00 , domenica h.10:00/19:00

 

 Venezia-Mestre, 6 settembre 2011, sciopero generale                     ©Fabrizio Uliana

 

 

Bolzano, 3 giugno 2011, Festival del gusto                                 ©Fabrizio Uliana

 

La mostra gode del patrocinio della Provincia di Venezia.

Si ringrazia la Fondazione Querini Stampalia ONLUS per l’ospitale accoglienza.
 

La mostra sarà visibile
nel sito del Circolo alla pagina
http://www.cflagondola.it/Piero_Carlon/Mostre/Positif/index_1.html

 “Positif” è una produzione del Circolo Fotografico La Gondola – A.P.S. Tutti i diritti riservati su testi ed immagini, ad eccezione della pubblicità informativa dell’evento.
 
Info:  e-mail: photoclubgondola@gmail.com          ph. 0415237116

www.cflagondola.it

Espongono 22 fotografi della Gondola con 29 immagini:
Enrico”Gigi”Bacci, Antonio Baldi, Aldo Brandolisio, Fabrizio Brugnaro, Lorenzo Bullo, Paola Casanova, Carlo Chiapponi, Simonetta Gasparini, Gianfranco Giantin, Matteo Miotto, Aldo Navoni, Giorgio Nicolini, Federica Osto, Stefano Pandiani, Alessandro Rizzardini, Aurelio Rizzo, David Salvadori, Giorgio Semenzato, Massimo Stefanutti, Fabrizio Uliana, Giovanni Vio, Emilio Zangiacomi Pompanin.
 
La tendenza contemporanea della fotografia d’informazione ma anche di ricerca tende a dar maggior risalto agli aspetti negativi della vita, alle situazioni più esasperate e difficili.
Ciò dipende senz’altro dalle innegabili difficoltà del vivere d’oggi ma, probabilmente, da un orientamento sorto all’inizio  ‘900 quando si scoprì l’ efficacia mediatica della  fotografia per denunciare condizioni di sfruttamento e degrado, come avvenne per le indagini del sociologo americano Lewis Hine. Tuttavia il positivo intento, nel corso degli anni, lasciò il passo a un atteggiamento più speculativo  volto a cogliere l’esteriorità eccezionale degli avvenimenti tale da conferire alle immagini un prevalente interesse visivo  più che una vera partecipazione al fatto narrato.
In tal senso, esemplare fu tanta fotografia neorealista del secondo dopoguerra quando si  scoprì il Sud d’Italia in cui le arretratezze storiche si sommavano alle devastazioni della guerra appena conclusa  oltre a un vivere quotidiano ingiustamente classificato come “folkloristico”.
Se sul piano sociale fecero scalpore i rigorosi reportages su Affrico di Tino Petrelli, la fotografia di Cartier-Bresson, Giacomelli, Berengo Gardin e altri, si preoccupò, come nel celeberrimo caso di Scanno,  di tradurre visualmente una realtà “fotogenica” ancorché di reale sofferenza. Ancor oggi, frequentando le grandi rassegne internazionali, ci si accorge che l’occhio del fotografo privilegia ed esalta le situazioni drammaticamente più significative; una casistica del dolore  la cui parossistica ripetitività dà quasi assuefazione.
Il rischio, neanche tanto remoto, è che  a questo ci si abitui perdendo di vista la verità della tragedia che spesso è sottostante alle immagini.
Partendo da questo, è sembrato opportuno ai soci della Gondola volgere lo sguardo verso tutti quegli aspetti della vita che rappresentano le ancore morali, spirituali e materiali alle quali ci riferiamo per superare le difficoltà dell’oggi e poter guardare al futuro con sufficiente fiducia; assieme a questi, quegli episodi quotidiani spesso sottovalutati, se si vuole d’ispirazione zavattiniana, che costituiscono la sfera dell’equilibrio di ciascuno: piaceri leciti, piccole soddisfazioni, un positivo (ecco il titolo della mostra) modo di porsi nei confronti degli altri, della natura e della bellezza.
Nella buona sostanza, la mostra intende capovolgere, pur nella limitatezza della sua estensione, un trend espressivo non sempre giustificato.
Compito certamente non facile, poiché si correva il rischio di travisare la realtà traducendola con accenti retorici e falsamente consolatori; un rischio cui speriamo di esserci sottratti grazie all’impegno profuso e al rigore critico che accompagnano  da sempre le mostre del Circolo La Gondola.